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Come ti demolisco la Chiesa: continua la galleria degli orrori

Leggo oggi su ilsismografo.blogspot.it che, nel quadro delle celebrazioni per il 50° anniversario del dialogo tra la chiesa cattolica e quella anglicana e della istituzione del Centro anglicano a Roma, il prossimo 13 marzo si terrà la Preghiera corale della sera secondo l'uso anglicano nella Basilica di San Pietro.
Sarà la prima volta nella storia che la funzione, in parte equivalente ai Vespri cattolici, sarà celebrata presso l'altare della Cattedra, di comune intesa tra l'arciprete della Basilica, il cardinale Angelo Comastri, e il direttore del Centro Anglicano di Roma, l'Arcivescovo David Moxon, che presiederà il servizio liturgico. Il predicatore sarà l'Arcivescovo cattolico inglese Arthur Roche. 

La liturgia sarà animata dal Coro del Merton College di Oxford. [...] 

Sono forse le prove generali di un nuovo rito ecumenico, già inaugurato con i Luterani, a cui fa da apripista la preannunciata revisione della Liturgiam authenticam? 

Sorvolando sul resto, vogliamo dimenticare che i riformati credono nella consustanziazione? Il che significa che, per loro, il pane e il vino conservano la loro essenza e dunque la presenza del Signore sarebbe solo simbolica e spirituale. Per questo Trento parla di "transustanziazione" e di "Presenza reale": delle sacre specie resta solo l'apparenza, ma la sostanza è mutata nel corpo sangue anima e divinità del Signore che si fa realmente e personalmente presente. E definitivamente, finché le ostie consacrate non vengono consumate o ne resta una parte. Per questo Lo adoriamo nel Tabernacolo e Lo si può portare agli ammalati.

Poiché non è più previsto il reditus dei separati ma, secondo il falso ecumenismo oggi in vigore tutti convergono verso una verità da cercare insieme al di fuori da La Catholica, c'è da temere che sia essa ad uniformarsi e non viceversa. E le avvisaglie purtroppo non mancano. Ecco cosa dice Bergoglio agli Evangelici tedeschi ricevuti il 6 febbraio scorso: 

"...Al tempo stesso, nella realtà dell’unico Battesimo che ci rende fratelli e sorelle e nel comune ascolto dello Spirito, sappiamo, in una diversità ormai riconciliata, apprezzare i doni spirituali e teologici che dalla Riforma abbiamo ricevuto. A Lund, il 31 ottobre scorso, ho ringraziato il Signore di questo e ho chiesto perdono per il passato; per l’avvenire desidero confermare la nostra chiamata senza ritorno a testimoniare insieme il Vangelo e a proseguire nel cammino verso la piena unità. Facendolo insieme, nasce anche il desiderio di inoltrarsi su percorsi nuovi".

Non trovo parole per commentare quanto c'è di erroneo dalla prima all'ultima parola anche del resto del discorso. E di quanto accade ogni giorno a ritmi sempre più vertiginosi e apparentemente inarrestabili. C'è non solo da inorridire; ma da gridare che chi tace approva... Ovviamente non mi riferisco a noi laici, che non riusciamo a tacere a nostro rischio e pericolo, in un ruolo inusitato che non ci compete. Parlo di chi ha responsabilità più gravi delle nostre e potrebbe parlare con più incisiva autorevolezza. Hai voglia a dire che non è Magistero infallibile! La deformazione ormai precipita e si allarga sempre più la forbice tra chi custodisce la retta fede della lex orandi lex credendi e le nuove generazioni che assimilano la neo-evangelizzazione.

(chiesaepostconcilio.blogspot.it)


 

Il 2 agosto del 2016 Papa Francesco ha istituito una commissione per studiare la storia del diaconato femminile, ai fini di un suo eventuale ripristino. E alcuni hanno visto in questo un primo passo verso il sacerdozio delle donne, nonostante lo stesso Francesco sembri averlo escluso tassativamente, rispondendo così a una domanda sull'aereo di ritorno dal suo viaggio in Svezia, lo scorso 1 novembre:  

"Sull’ordinazione di donne nella Chiesa cattolica, l'ultima parola chiara è stata data da San Giovanni Paolo II, e questa rimane".

A leggere però l'ultimo numero de "La Civiltà Cattolica", la questione delle donne sacerdote appare tutt'altro che chiusa. Anzi, apertissima. "La Civiltà Cattolica" non è una rivista qualsiasi. Per statuto ogni sua riga è stampata con il previo controllo della Santa Sede. Ma in più c'è lo strettissimo rapporto confidenziale che intercorre tra Jorge Mario Bergoglio e il direttore della rivista, il gesuita Antonio Spadaro. Il quale a sua volta ha il suo collaboratore più fidato nel vicedirettore Giancarlo Pani, anche lui gesuita come tutti gli scrittori della rivista.

Ebbene, nell'articolo a sua firma che apre l'ultimo numero de "La Civiltà Cattolica" padre Pani fa tranquillamente a pezzi proprio "l'ultima parola chiara" – cioè il no tondo tondo – che Giovanni Paolo II ha pronunciato contro il sacerdozio delle donne.

Per vedere come, non resta che rileggere questo passaggio dell'articolo, propriamente dedicato alla questione delle donne diacono, ma che da lì prende spunto per auspicare anche delle donne sacerdote: 

NON SI PUÒ SOLO RICORRERE AL PASSATO di Giancarlo Pani S.I. - […] Nella Pentecoste del 1994 papa Giovanni Paolo II ha riassunto, nella Lettera apostolica "Ordinatio sacerdotalis", il punto di arrivo di una serie di precedenti interventi magisteriali (tra cui l’"Inter insigniores"), concludendo che Gesù ha scelto solo uomini per il ministero sacerdotale. Quindi «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale. Questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa».

Il pronunciamento era una parola chiara per quanti ritenevano di poter discutere il rifiuto dell’ordinazione sacerdotale alle donne. Tuttavia, […] qualche tempo dopo, in seguito ai problemi suscitati non tanto dalla dottrina quanto dalla forza con cui essa era presentata, veniva posto alla Congregazione per la Dottrina della Fede un quesito: l’"ordinatio sacerdotalis" può «considerarsi appartenente al deposito della fede?». La risposta è stata «affermativa», e la dottrina è stata qualificata "infallibiliter proposita", cioè che «si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli».

Le difficoltà di recezione della risposta ha creato «tensioni» nei rapporti tra Magistero e Teologia per i problemi connessi. Essi sono pertinenti alla teologia fondamentale circa l’infallibilità. È la prima volta nella storia che la Congregazione si appella esplicitamente alla Costituzione "Lumen gentium", n. 25, dove si proclama l’infallibilità di una dottrina perché insegnata come da ritenersi in modo definitivo dai vescovi dispersi nel mondo ma in comunione fra loro e con il successore di Pietro.

Inoltre, la questione tocca la teologia dei sacramenti, perché riguarda il soggetto del sacramento dell’Ordine, che tradizionalmente è appunto l’uomo, ma non tiene conto degli sviluppi che nel XXI secolo hanno avuto la presenza e il ruolo della donna nella famiglia e nella società. Si tratta di dignità, di responsabilità e di partecipazione ecclesiale.

Il fatto storico dell’esclusione della donna dal sacerdozio per l’"impedimentum sexus" è innegabile. Tuttavia già nel 1948, e quindi molto prima delle contestazioni degli anni Sessanta, p. Congar faceva presente che «l’assenza di un fatto non è criterio decisivo per concludere sempre prudentemente che la Chiesa non può farlo e non lo farà mai».

Inoltre, aggiunge un altro teologo, «il “consensus fidelium” di tanti secoli è stato chiamato in causa nel XX secolo soprattutto a motivo dei profondi cambiamenti socio-culturali che hanno interessato la donna. Non avrebbe senso sostenere che la Chiesa deve cambiare solo perché i tempi sono cambiati, ma resta vero che una dottrina proposta dalla Chiesa chiede di essere compresa dall’intelligenza credente. La disputa sulle donne prete potrebbe essere messa in parallelo con altri momenti della storia della Chiesa; in ogni caso oggi nella questione del sacerdozio femminile sono chiare le "auctoritates", cioè le posizioni ufficiali del Magistero, ma tanti cattolici fanno fatica a comprendere le "rationes" di scelte che, più che espressione di autorità, paiono significare autoritarismo. Oggi c’è un disagio tra chi non riesce a comprendere come l’esclusione della donna dal ministero della Chiesa possa coesistere con l’affermazione e la valorizzazione della sua pari dignità». […]

 

A giudizio de "La Civiltà Cattolica", quindi, non solo vanno messe in dubbio l'infallibilità e la definitività del "no" di Giovanni Paolo II alle donna sacerdote, ma più di questo "no" valgono "gli sviluppi che nel XXI secolo hanno avuto la presenza e il ruolo della donna nella famiglia e nella società".

Questi sviluppi – prosegue il ragionamento della rivista – rendono ormai incomprensibili le "rationes" di divieti "che, più che espressione di autorità, paiono significare autoritarismo". In altre parole, il fatto che la Chiesa cattolica non abbia mai avuto donne sacerdote non impedisce che ne abbia in futuro: "Non si può sempre ricorrere al passato, quasi che solo nel passato vi siano indicazioni dello Spirito. Anche oggi il Signore guida la Chiesa e suggerisce di assumere con coraggio prospettive nuove".

E Francesco per primo "non si limita a ciò che già si conosce, ma vuole addentrarsi in un campo complesso e attuale, perché sia lo Spirito a guidare la Chiesa", conclude "La Civiltà Cattolica", evidentemente con l'imprimatur del Papa.

(magister.blogautore.espresso.repubblica.it) 

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