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Il vino trasformato in aceto

Ci sono sacerdoti cattolici che nella loro giovinezza avrebbero voluto imitare Palmiro Togliatti, ma che al posto del palco hanno scelto il pulpito. Ci sono sacerdoti cattolici che negli anni '60 hanno creduto di vivere una rivoluzione copernicana della Chiesa intesa come entità sociale antigerarchica e liberatrice dell'umanità confinata nelle classi.

Sacerdoti che hanno impiegato energie, tempo, sacrifici, nell'intento di realizzare un'utopia illuminata dal cristianesimo, ma per niente cristiana. Hanno creduto nella liberazione degli uomini dai loro vincoli sociali, alla ricostituzione di comunità umane eque e solidali. Hanno pensato di potercela fare. Ma non ce l'hanno fatta. Le loro utopie sono miseramente rovinate. Il comunismo che nelle loro illuminate anime costituiva il riverbero politico del messaggio di Cristo è morto anch'esso, forse affogando nel sangue dei tanti milioni di morti che ha provocato qua e là su questo pianeta.

Eppure loro, i sacerdoti cattolici nutriti dalle utopie che hanno traviato la loro gioventù, che hanno condizionato e nutrito le loro scelte, non si sono arresi, no. Hanno proseguito il cammino senza adattarsi ai tempi (proprio loro che hanno sempre predicato la necessità di una Chiesa al passo coi tempi). Hanno deciso di proseguire la loro missione (per verità mai invocata da nessuno) approdando su altri lidi. Insomma a farla breve, incapaci di vivere il sacerdozio saziandosi di Cristo, hanno dovuto cercare nuove occupazioni ideologiche per menare le loro giornate, trasformandosi così in ibridi presbiteriali in ornitorinchi (per usare una espressione gradita a George Weigel) ecclesiali: nè preti, nè frustrati sindacalisti di provincia.

Ciascuno di essi ha preso la sua strada. C'è stato così chi si è dato da fare per la causa omosessuale, promuovendo una Chiesa in grado di accettare il sacerdozio gay. Purtroppo però l'inquisizione oscura e medievale del Vaticano si è abbattuta su questi preti col vizietto sospendendoli dal ministero e riducendoli allo stato laicale. Poverini!

Chi invece era fiero della propria eterosessualità si è trovato una attivissima compagna di battaglia ed ha dato vita ad una associazione per far accettare alla Chiesa il sacerdozio maritale o meglio la possibilità che vi siano preti sposati. Al pari di un Milingo imbottito di funghi allucinogeni prontamente procurati dall'avvenente Maria Sung, costoro hanno continuato a considerarsi preti, nonostante l'inevitabile mannaia del Vaticano si sia abbattuta anche su di loro. Vittime!

Altri poi, e siamo ai giorni nostri, hanno imboccato il filone del multiculturalismo e dell'interreligiosità: due must della nostra epoca politicamente corretta. E bisogna concordare che costoro sono i più fertili epigoni di quegli sterili progenitori allevati negli anni '60 a botte di Capitale e Teologia della Liberazione. Persino i No Global sono ormai passati di moda se è vero che al G20 si erano ridotti ai famigerati 4 gatti di tg3iana memoria.

Gli altri sacerdoti, invece, e parlo degli ex sindacalisti mancati, - quelli che Gorbacev aveva lasciato basiti nel 1989 e che da allora non si erano più ripresi - hanno capito che l'unico modo per sopravvivere alle proprie frustrazioni era collegarsi a quella parte della subcultura laicizzante e massonica di sinistra coalizzata contro "le derive del berlusconismo" e la "devastante cultura berlusconiana". Decisi a cavalcare l'onda stanca dell'antiberlusconismo cronico e palesemente privo di stimoli, di idee, di progetti, di alternative (contro Berlusconi ma a favore di cosa?) insomma completamente vacuo ed insignificante, questi sacerdoti hanno deposto ancora una volta la tonaca per vestirsi di laicizzante autorità anticlericale (sintomo di una peraltro galoppante schizofrenia). Così sono approdati anche sulle pagine della rivista MicroMega (afferente sempre e comunque al gruppo L'Espresso). E vi sono approdati come gli ammutinati del Bounty costretti a tornare dalla loro isoletta in una realtà mutata nel tempo. Tra di essi, per verità, vi sono certamente sacerdoti encomiabili e molto dediti a far del bene, ma non è a costoro che mi riferisco: lodevoli ma incauti ad affiancarsi a questa ciurma raccogliticcia. E' invece agli altri, agli ammutinati del Bounty che va il mio pensiero.

Se infatti fino a qualche anno fa questi sacerdoti - poco sacri ma molto loquaci ed attivi - potevano passare indisturbati fra le fila di un cattolicesimo dormiente o affascinato dalle masse e dalle messe show, oggi invece schiumano furibondi come Achille davanti al cadavere di Patroclo, appena qualche cattolico di periferia come il sottoscritto, corroborato da un lento ma progressivo risveglio di un laicato cattolico attivo, si permette di smascherare le loro furfanterie micromegane.

Schiumano perchè il sottoscritto ha rivelato che i 41 preti di cui parlano tutti i quotidiani (e si sà: la velina è giunta dall'autorevolissimo "La Repubblica" sempre del Gruppo L'Espresso) come vittime dell'inquisizione vaticana, non solo non son tutti sacerdoti (almeno 8 di essi non lo sono più da anni), ma hanno delle idee sulla religione cattolica talmente eccentriche e volgari da renderli per la gran parte poco credibili e semplicemente superflua zavorra di un certo cattocomunismo d'annata. Proprio oggi che avrebbero l'opportunità di riscoprire il proprio sacerdozio ispirandosi a San Giovanni Maria Vianney, costoro schiumano e imperversano, totalmente dimentichi della propria qualità di uomini sacri. Usurpatori della tonaca o semplici relitti di epoche ormai lontane? Chissà! Di certo somigliano a certi vini imbottigliati decine di anni fa ma conservati malamente. Così questi sacerdoti o pseudosacerdoti, arroccati nella loro univoca dimensione ideologica, si sono trasformati col tempo in aceto purissimo. Aceto che - per quanto mi consta - non serve gran chè alla Chiesa Cattolica, quanto piuttosto a condire le insalate o al massimo i finocchi - per chi li preferisce.  

 

Francesco Colafemmina (fidesetforma.blogspot.it) 

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