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Il mio nome è Qualcuno

Mi hanno raccontato che in alcune parti dell’Africa non si dice “come ti chiami”, ma “che nome sei”. Il nome è qualcosa che è patrimonio della famiglia, e viene trasmesso di generazione in generazione. Un bambino non è un essere umano finché non ottiene il suo.

Anche nei nostri paesi un tempo si faceva qualcosa di simile. Il primo figlio prendeva il nome dal nonno paterno, il secondo dal nonno materno, il terzo dal padre e poi dagli zii. Con l’avvento del cristianesimo tutto ciò cambia: al bambino non viene più dato un nome ereditato, ma quello di un santo: rappresentante di una comunità vasta quanto il cielo.

Se nelle società non cristiane la lotta è ”famigliari stretti contro il resto del mondo”, la “famiglia allargata contro il resto del mondo”, la “tribù contro il resto del mondo”, cerchi concentrici di difesa come le mura di una cittadella, dopo Cristo l’altro non è più nemico, estraneo, ma prossimo. La famiglia comprende il mondo.

In questi tempi il Vangelo sfuma a rumore di fondo ed è la persona sola, l’individuo, che viene esaltato come il nuovo nucleo minimo della società. I nomi non sono più retaggio di una famiglia che non esiste più o di santi di cui non si conosce e riconosce la vita. Il nome cessa di essere nomen, qualcosa che definisce chi lo porta, e diventa moda, diventa suono. In pratica diventa niente.

Privati della famiglia terrestre e della famiglia celeste i nostri figli, che portano nomi di idoli forse già caduti, sono chiamati ad una sfida impegnativa.

Capire quale sia il loro vero nome. Capire chi sono davvero. 

 

(berlicche.wordpress.com) 

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